martedì 29 giugno 2010

Ripartiamo dalla nostra identità.

Ho sempre pensato che l'dentità di un Paese si costruisce partendo da un patrimonio di valori e di beni in cui ciascuno possa riconoscersi;ma adesso che sento parlare di federalismo demaniale le mie idee barcollano.
Da cittadino e da amministratore non riesco a capire questa sorta di "svendita di fine stagione" che interesserà luoghi di pregio della nostra bellissima penisola.
Ma il faro di Punta Palascia a Otranto o l'arenile del Lido di Venezia non appartengono a quel Paese, il nostro, che con fatica siamo riusciti a costruire?
Bella coincidenza: mentre si preparano i festeggiamenti per i 150 anni dell'unità di Italia, una parte di quei beni nei quali ogni italiano si riconosce viene smantellata solo per fare cassa.
Ha scritto giustamente Salvatore Settis: "Rinunciare all'idea di un bene pubblico è rinunciare alla nostra storia, al nostro futuro".
Gia, il futuro... E l'identità? E il patrimonio artistico? E la cultura?
Io sogno ancora un Paese normale. Un Paese dove non si diventa ministro per usufruire del legittimo impedimento e dove non si smantellano beni pubblici per l'incapacità govenativa di programmare una politica economica seria ed equilibrata.
E perchè quel sogno diventi realtà c'è bisogno di uno scatto in avanti;ripartiamo dai valori, dai paletti etici, dalla condivisione.
Quell'identità nessuno può metterla in vendita, nemmeno i giocolieri della politica.

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