domenica 27 febbraio 2011

Viva la scuola pubblica, viva gli insegnanti.

Ci risiamo, anche in questi giorni chi governa il Paese, invece di risolvere i problemi della gente, preferisce attaccare gli insegnanti e la scuola pubblica. Al di la' del merito, assolutamente ingiusto e facilmente confutabile, un dubbio arriva immediato: sara' mica l'ennesimo tentativo di promuovere la scuola privata?La strategia appare piuttosto chiara: prima si tagliano le risorse, si elimina progressivamente il tempo prolungato con gravi disagi per le famiglie e per le donne che lavorano, poi si screditano i professori considerati non allineati al pensiero dominante, infine si getta fango sul modello di scuola pubblica.
Tutto chiaro: chi detiene un immenso potere mediatico che sta purtroppo progressivamente assumendo una funzione educativa discutibile, mira alla costruzione di un pensiero unico e mal sopporta quella liberta' di insegnamento che e' sancita dalla nostra Costituzione.
Eppure ognuno di noi sa quanto siano stati e siano importanti i professori, coloro che con passione ci aprono le porte del sapere ad ogni eta' ed ogni livello. Essere insegnante oggi e' un atto di amore nei confronti dei giovani e del Paese. Una scelta coraggiosa che nessuna offesa puo' mettere in dubbio.
ViVa la scuola pubblica, viva gli insegnanti!

domenica 13 febbraio 2011

Cambiare la cultura del Paese

Qualche giorno fa, in un bar di Capannori, un signore ha pronunciato queste parole:"Meglio che governi il Paese uno ricco che qualcuno che si arricchisce con la politica".
Da tempo, i mass media parlano di berlusconismo, di quella cultura, televisiva e non solo, che ha cambiato l'Italia e gli italiani.Anch'io come tanti ho provato a riflettere su questo fenomeno, cercando di capirne le caratteristiche e gli sviluppi.
Quelle parole di una persona comune mi hanno dato la risposta più efficace: quello è il berlusconismo, un morbo che si insinua dentro le coscienze delle persone e cambia il modo di pensare e di vivere.
Eppure io non ci sto. Caro signore seduto ad un tavolino di un bar, non siamo tutti uguali, non sono tutti uguali nè i cittadini nè i politici. I confini sono netti: ci sono politici che si impegnano per passione e valori, senza trarne benefici pesonali e ci sono cittadini onesti che pagano le tasse fino all'ulimo centesimo.
A loro, a noi, questa cultura imperante, che livella le persone senza riconscerne le differenze, proprio non va giù.
E non ci arrenderemo di fronte al potere mediatico di televisioni, talk show e veline; chi crede nei valori può cambiare il Paese.
Proviamoci!